Il comico Giovanni Storti lascia Milano tra dure critiche alla città e debutta con uno show “green” con il neurobiologo Stefano Mancuso.
Giovanni Storti, amatissimo volto del trio Aldo, Giovanni e Giacomo, ha deciso di voltare pagina, diventando un vero e proprio “influencer dell’ambiente“. In particolare, ha scelto di lasciare Milano, una città che ormai non riconosce più come sua. “Troppo rumore, troppa furberia e sempre meno civismo e comunità“, ha raccontato in un’intervista a Repubblica, riportata da Leggo. Non è il primo volto dello spettacolo a criticare il capoluogo lombardo: anche Fedez, in passato, ha espresso disappunto verso alcuni aspetti della città e il suo sindaco, Beppe Sala.

Giovanni Storti e il suo nuovo spettacolo “green”
La sensibilità ambientale di Giovanni Storti è nata durante la pandemia, quando ha vissuto in campagna con la moglie. Proprio in quel periodo ha iniziato a condividere riflessioni su Instagram. Da questa esperienza è nato lo spettacolo Lunga vita agli alberi, una “conferenza-spettacolo” creata insieme al neurobiologo Stefano Mancuso e diretta da Arturo Brachetti. “Io sarò il giullare e lui lo scienziato“, spiega il comico.
Perché ha lasciato Milano: le accuse
Giovanni Storti non ha nascosto la sua delusione nei confronti di Milano, una città che – a suo dire – ha perso la sua identità. Tra i principali motivi del suo addio ci sono l’eccessivo rumore, la furbizia diffusa e la mancanza di senso civico. “Per i miei canoni è degradata“, ha dichiarato.
Uno dei punti più critici per il noto comico è l’assenza di natura nelle metropoli. “Mancano i negozi di quartiere, con cui scambiare due parole, e manca soprattutto il verde. Le città hanno bisogno di alberi: sono condizionatori naturali, catturano CO₂, emettono ossigeno“.
E critica l’eccessivo spazio riservato alle auto: “A Milano ci sono 1.700 chilometri di strade: perché non pedonalizzarne almeno il 10 per cento?“. Il comico propone di restituire 170 chilometri di vie a pedoni e biciclette, come già fanno città europee come Parigi o Bologna.
Porta anche un esempio concreto: via Verga, nel suo ex quartiere. “All’inizio protestavano tutti perché non potevano più usare la macchina. Oggi, invece, sono contenti di andare in bici“.